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Clarisse di Lucca
Monastero San Micheletto
E’ presente a Monte San Quirico – Lucca dal 1973, dopo il trasferimento della comunità dal primitivo complesso monastico ubicato entro le mura della città. Qui il Monastero ebbe origine nel 1435 mentre la Chiesa annessa risaliva al lontano 721: il nome di San Micheletto deriva dall’uso invalso nel popolo lucchese di distinguere la piccola chiesa del Monastero da quella monumentale di San Michele in Foro.
La scansione della giornata, orientata a coniugare ascolto della Parola preghiera e lavoro, è da noi figlie di Chiara vissuta nella forma di “altissima povertà e santa unità”.
La separazione della clausura, simboleggiata dalla grata, vuole esprimere il nostro particolare modo di entrare nelle profondità del dialogo interiore con Dio.
Il raccoglimento è perciò in vista dell’unificazione della persona; è il ritorno alle sorgenti dell’essere, al disegno di grazia del Creatore su ciascuno di noi.
Solo se il cuore tende a questa unificazione si può dilatare per accogliere e divenire così “dimora di Dio” (cfr. Gv 14,23). Chiara si era concentrata su questa Parola e, dopo averla assimilata e incarnata nei lunghi anni vissuti a San Damiano, la ridona a noi sue figlie ancora oggi: “e conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute” (S. Chiara).
E’ per questo che portiamo nel cuore tutta l’umanità, le sue innumerevoli ferite che avvolgiamo pazientemente con le “bende” della preghiera continua e della vita offerta momento per momento.
E’ la conseguenza del nostro essere nel cuore della Chiesa, del nostro essere qui per “rialzare le membra cadenti del Corpo di Cristo” (S. Chiara). Per evangelizzare, la Chiesa ha bisogno non solo dell’annunzio verbale ma anche di chi implora costantemente, unicamente, la Grazia che sola apre le menti e i cuori alla fede e alla carità.
Preghiera continua, vita offerta, non sono in Monastero parole astratte, belle idee che non prendono corpo, vita, realtà. Anzi, il Monastero è un “laboratorio” dove si apprende e si esercita l’arte esigente e meravigliosa della vita secondo il Vangelo. Chiara ci ha lasciato principalmente due vie: povertà e fraternità. Non sono vie parallele ma sentieri che si intrecciano per condurre alla medesima meta.
Per essere persone di comunione autentica e perseverante, capaci di accoglienza e gratuità, è necessario “lasciare tutto” ma soprattutto se stesse in un continuo e sempre più esigente spogliamento. E per essere davvero povere dobbiamo essere sorelle, non più un io chiuso e isolato ma un NOI dove circola sempre la vita: “ed io insieme alle mie sorelle” è la formula di Chiara che “sparisce” nella Comunità di San Damiano.
Puoi chiamare o scrivere per affidarci intenzioni di preghiera che terremo presenti nella nostra giornata.
Puoi venire e parlare personalmente con una sorella.
Puoi sempre partecipare ai nostri momenti di preghiera.
Puoi partecipare alle nostre iniziative.
| 19.01.2010 |
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