Insegnano ai detenuti a preparare le ostie consacrate dal Papa

Insegnano ai detenuti a preparare le ostie consacrate dal Papa

La straordinaria esperienza nel carcere Opera di Milano di tre volontarie della parrocchia di Santa Rita di Viareggio
di Cristina Bulgheri (Il Tirreno)

Da Santa Rita a Milano, fino in Vaticano. È casuale, ma ha il sapore della Provvidenza il percorso che lega Viareggio al Papa e che passa dalle mani semplici e pulite di tre volontarie della parrocchia di Santa Rita di Viareggio, guidata da don Luigi Pellegrini, a quelle, certo meno candide, di tre detenuti del carcere di massima sicurezza Opera a Milano, per arrivare a breve in quelle di papa Bergoglio.

wallyTutto è cominciato un po’ per caso, come accadono le cose straordinarie: Wallj, Rita e Patrizia sono tre parrocchiane che, oltre alla propria famiglia, dedicano il loro tempo al volontariato nella chiesa di santa Rita al Campo d’Aviazione. Il lunedì e il mercoledì mattina si ritrovano, da cinque anni a questa parte, in una delle stanze dell’oratorio e con gli attrezzi preposti producono le ostie per le celebrazioni: circa tremila a settimana.
«Ci piaceva far nascere l’Eucarestia dalle nostre mani – spiega don Luigi – il pane come segno del sacrificio del nostro lavoro». Tutto in casa, tutto in famiglia. Fin quando Alessandro, un rappresentante di oggetti sacri, ha parlato di questa esperienza ad Arnoldo Mosca Mondadori, nipote del noto editore, consigliere di Cariplo e Mediaset, ma soprattutto uomo di grande impegno nel sociale. A lui si devono le sovvenzioni di tanti progetti tra cui alcuni legati al mondo delle case di reclusione, tipo la produzione di marmellate all’interno dello stesso carcere Opera di Milano.
E allora perché non spingersi oltre e provare a scommettere sulla redenzione. Nasce così l’idea del progetto “Dalla morte alla vita” : insegnare ai detenuti a realizzare le ostie, che saranno poi utilizzate da un centinaio di parrocchie e che, nell’anno del Giubileo saranno consacrate da Papa Francesco durante una Messa speciale, da celebrare proprio nell’anno della Misericordia.
È con questa missione che il 15 e il 16 ottobre scorsi Wallj Agostini, Rita Balsamo e Patrizia Palonti sono salite sull’auto di Alessandro (il rappresentante) e sono partite da Viareggio alla volta di Milano, non senza un po’ di batticuore e qualche perplessità: «Anche i nostri familiari – racconta Patrizia – hanno avanzato dei dubbi, erano preoccupati per eventuali rischi che potevamo correre, in fondo andavamo a casa di ergastolani e mafiosi. E siamo state davvero in crisi pensando anche al dolore delle persone che erano state vittime degli omicidi di questi detenuti: tanti gli interrogativi che ci hanno assalito nei giorni precedenti alla visita. Poi ci siamo dette che non sta a noi giudicare e siamo andate in nome della Provvidenza. E la nostra vita, dopo questa esperienza, è davvero cambiata».

Come? «Intanto – tiene a puntualizzare Rita – la lista delle persone per cui preghiamo adesso si è allungata: ai tanti nomi che ricordiamo ogni volta abbiamo aggiunto quelli di Cristiano, Giuseppe e Ciro. In loro abbiamo potuto vedere il volto di un figlio, di un fratello, di un marito. È toccato ad altri questo destino, sarebbe potuto toccare a noi». «A loro – le fa eco Wallj – ho pensato quando siamo andati a Medjugorje prendendo dei braccialetti-rosario da regalare quando a metà novembre torneremo a Milano e li rincontreremo».
Con Cristiano, Giuseppe e Ciro, i tre detenuti che il direttore e il cappellano di Opera hanno ritenuto degni di affrontare questa esperienza – le tre volontarie hanno passato due giorni intensi, fatti di pane e parole, ma anche di tanti lunghi silenzi, di tanto non detto eloquente più di qualsiasi vocabolo. Il giovane Cristiano, 29 anni, Ciro 50 anni, imbianchino e pittore, Giuseppe 45. Sulla loro fedina penale figurano colpe gravi: rapine, omicidi delitti di mafia, per i quali sono rinchiusi nel carcere di massima sicurezza, quello che, giusto per capirsi, ospita personaggi del calibro di Totò Riina; sulle loro teste pesa l’ergastolo o non meno di 30 anni di detenzione. E un futuro che sembra non avere speranze.
«Con loro abbiamo vissuto due giorni di emozioni reciproche, ci hanno raccontato le loro storie, la loro vita prima e durante il carcere, i loro desideri, la speranza magari di ottenere qualche permesso e incontrare i parenti, conoscere figli e nipoti mai visti, sui quali incredibilmente fanno progetti. Li abbiamo visti piangere. Uno di loro non lo faceva da vent’anni». Ora Ciro, Giuseppe e Cristiano – grazie al progetto “Dalla morte alla vita” – hanno un impegno da portare in fondo, che dà luce alle loro giornate: lavorano sei ore al giorno, realizzano le ostie e guadagnano 500 euro al mese. Sanno che il frutto della loro fatica – imbustato e messo sottovuoto, a volte surgelato – raggiunge varie parrocchie, anche all’estero. Si parla ad esempio di mandarle a Lione nella terra di Santa Teresa di Lisieux.

Un’esperienza come poche altre che Wallj definisce “la mia Medjugorje” e aggiunge con convinzione: «Abbiamo imparato più in due giorni di Milano che in due anni di catechesi. Speriamo che con la buona volontà e l’aiuto del Signore questi nostri nuovi amici possano redimersi ed essere strumento di conversione per altre persone che hanno sbagliato». «Del resto – sottolinea Don Luigi – come ricorderemo il 1° novembre nella celebrazione della Festa dei Santi, una delle beatitudini che ci ha insegnato il Signore recita proprio: “Ero carcerato e sei venuto a trovarmi“. All’inizio dell’anno della Misericordia la nostra comunità attraverso Wallj, Patrizia e Rita, ha cominciato con un’opera di misericordia».
Quella che allora era cominciata un po’ per caso, si è rivelata una grande opportunità e un’occasione che gli organizzatori, capitanati da Arnoldo Mosca Mondadori, hanno voluto fissare e rendere pubblica come una testimonianza, che meritava di varcare i confini del carcere e del mondo delle parrocchie perché fosse conosciuto da molti: da cui l’idea di girare un documentario, che sarà presto proposto sulle rete Mediaset (Rete 4).

Ecco che Wallj, Rita e Patrizia a metà mese torneranno su per definire i particolari della registrazione, ma soprattutto per riabbracciare Ciro, Cristiano e Giuseppe. Un altro passo di un lungo nuovo cammino.



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